La luce del colore che dà vitalità e potere di suggestione alle forme, nelle opere di Maristella Laricchia è nella totalità del suo lavoro pittorico, la dimostrazione di ciò che conta nell’arte…
Un’arte, che nella pittrice milanese nonostante l’importante background accademico di Brera, esce spesso allo scoperto con la sua indipendenza creativa, e si avventura a volte in un regno quasi d’inconscio, senza peraltro varcarne del tutto la soglia.
E lo fa, negli immensi sconfinamenti naturali del paesaggio, siano essi boschi, distese del mare, foreste, o un immaginato volto della Passione.
In quei momenti di particolare ispirazione il alto emotivo non è definito con una semplice nota di racconto pittorico ma con tutta la sua foga cromatica, quasi “fauve” con quel colpo di spatola , che prende vita dalla sua tavolozza.
Una sorta di tavolozza “primordiale”, per ricordare Chagall, che sembra partecipi ad una cosmica “sacralità” della natura o all’esistenza della poesia sulla terra, fatta di tutte quelle immagini reali, che sulla tela diventano sogni, simboli, ricordi.
E appare quasi prevedibile che nelle sue formule descrittive siano proprio le betulle le ispiratrici predilette, anche alberi sacri per alcune antiche popolazioni.
Sino quelle sue alte betulle, di ocra d’avorio e di porpora, a tratti graffiate d’azzurro, avvolte dall’intensità del colore, e libere, in una infinita foresta, affrancate ormai da limitati preoccupazioni di una possibile sovrabbondante materia, dipinte, piuttosto, secondo una propria legge di inconsce armonie cromatiche.
E tutto in Maristella Laricchia ci parla di esuberante energia, del suo impeto pittorico, di quel impulso che percepiamo in ogni suo dipinto come esclusiva rappresentazione di linee, di forme, di un intimo linguaggio del mare.
Di un flutto che si rivolta, che si increspa, che si innalza e pur corrucciato sembra dirigersi a riva con un fare ritmico, bianco di schiuma, a volte quasi collisione con se stesso, ma come d’istinto a spazzar via tutte le inespresse allegorie dell’esistenza.