“Colore, spatola, soggetto: triade vincente nelle opere di Maristella Laricchia. I paesaggi che la pittrice propone alla nostra attenzione riprendono tutta la forza che nella natura divampa. La spatola che l’artista utilizza con maestria contribuisce a rendere il tutto ancor più forte, più verace e nel medesimo tempo più irreale, al di là della realtà. I suoi paesaggi si situano, infatti, sul limitar del crinale tra figurativo e astratto, cogliendo appieno “e trasmettendolo” la magia, la potenza, la suggestività e anche l’imprescindibilità della natura rispetto all’uomo: le immagini che la Laricchia imprime sulle tele sono quelle di una natura incontaminata, carica di primordiale potenza che l’abile utilizzo del colore e della tecnica rendono oggettivamente percepibili. Tuttavia anche negli scorci veneziani, ella ritrae l’opera dell’uomo, che nella natura si colloca adattando ad essa le proprie costruzioni e rendendole, se possibile, ancor più belle.”

 

“Nei quadri di Maristella Laricchia si coglie, infatti, lo studio che ella compie degli antichi maestri dai quali attinge non per copiare, ma per rinsaldare le proprie radici, permettendo “all’abero della sua creatività” di far germogliare nuovi e più frondosi rami. Il percorso artistico della pittrice, pur mantenendo caratteristiche che sono le proprie, fin dall’inizio della sua carriera, si “evolve verso il passato”, così che la sua ultima produzione pittorica viene a situarsi nell’ambito della classicità, divenendo – nello stesso tempo – modernamente materico, tanto che i suoi quadri – sapientemente realizzati con la tecnica della spatola – richiamano le tele dei pittori dell’800 (così poco valorizzati) con un personalissimo tocco di contemporaneità. Alle sue opere, ai suoi paesaggi si potrebbe applicare le parole di Jean Baptiste Camille Corot il quale affermava che “la natura si deve interpretare con ingenuità”; un’ingenuità che non è da percepire come banalità, tutt’altro! Essa è da intendersi come rinuncia a troppi orpelli, abbellimenti e riferimenti letterari che risulterebbero superflui. Tale ingenuità, nelle opere di Maristella Laricchia, assume i connotati dell’originalità e della sobrietà e, in ultima analisi, della possibilità data a tutti di comprendere il suo linguaggio; di contro però, in dette tele – che stringono in un unico abbraccio il reale e l’astratto – la pittrice opera anche una trasfigurazione poetica dal dato naturale, attraverso un utilizzo personalissimo del colore.”

 

 

 

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